ogni esame al momento giusto Igea Santantimo

Primo livello, secondo livello, terzo livello. L’ecografia prima, la risonanza magnetica e la Tac poi, infine la Pet: nel complesso mondo della diagnostica e della prevenzione, ogni esame ha il suo posto e il suo perché. A spiegarlo è Francesco Violi, Direttore del dipartimento di medicina interna e specialità mediche dell’Università di Roma La Sapienza.

La parola all’esperto

«Per effettuare le diagnosi si parte dalle metodiche più semplici, per arrivare poi a quelle più complicate. La tecnica più semplice è, essenzialmente, l‘ecografia, perché non è invasiva e può essere impiegata senza che il soggetto debba essere sottoposto a raggi potenzialmente dannosi». Facile da somministrare ed economica: queste le caratteristiche più importanti dell’esame diagnostico di base per eccellenza. Che, in un futuro non troppo lontano, promette interessanti progressi: «L’ecografia sta conoscendo un aspetto evolutivo interessante. Grazie all’utilizzo del liquido di contrasto, questo semplice esame può essere attualmente impiegato per effettuare diagnosi più complesse di quelle che era possibile ottenere fino a non molto tempo fa – spiega Violi -. L’esempio più eclatante è l’utilizzo dell’ecografia con mezzo di contrasto per la diagnosi del tumore del colon: è una grande opportunità perché permette ai medici di realizzare un’indagine estremamente rapida senza potenziali effetti dannosi per il paziente».

Il secondo livello: Tac e risonanza

La Tac (Tomografia assiale computerizzata) si basa sulle radiografie, «e questo significa che l’esposizione a lungo termine potrebbe risultare dannosa per il paziente – continua Violi -. Per questo non la eseguiamo mai al primo livello di diagnosi, ma al secondo». Insieme alla Tac c’è poi la risonanza magnetica. Quest’ultima non necessita di radiografie, e di solito viene effettuata «in seconda battuta rispetto alla Tac. Nel caso, ad esempio, di un paziente con ischemia cerebrale, eseguiamo subito la Tac che permette di vedere l’emorragia. Se, poi, si vuole controllare se si è verificata anche una lesione a livello dell’organo, allora utilizziamo la risonanza magnetica».

Il terzo livello: la Pet

Al livello di diagnosi più avanzato, il terzo, si trova la Pet (Positron emission tomography, ovvero tomografia a emissione di positroni): «È un esame molto interessante perché permette non soltanto di ottenere immagini, come avviene anche nel caso di Tac e risonanza, ma anche di rilevare l’attività delle cellule di cui si sta esaminando l’aspetto morfologico: sapere come funziona una cellula può essere d’aiuto per distinguere, per esempio, le attività cellulari normali da quelle oncologiche».

Diagnosi e cura dei tumori

Uno dei campi che ha maggiormente beneficiato dell’avvento della Pet è quello relativo alla diagnosi e cura dei tumori. Con la Pet infatti è possibile definire un quadro clinico e stabilire lo stadio di sviluppo della malattia in modo più preciso, limitando il numero di procedure diagnostiche invasive. In particolare la Pet può essere utilizzata per la valutazione del grado di aggressività del tumore, la presenza e localizzazione delle metastasi, l’effetto di trattamenti sullo sviluppo del tumore e, infine, permette di riconoscere e distinguere le recidive dalle necrosi che si sviluppano in seguito a radioterapia.

Il futuro è nella prevenzione

Questi esami, abitualmente utilizzati, «sono tutti in fase evolutiva, e permetteranno di effettuare diagnosi sempre più raffinate sulle patologie d’organo, anche in chiave di prevenzione primaria». Quali gli obiettivi da raggiungere nel prossimo futuro nel campo della diagnostica? Uno in particolare, conclude Violi: «Incrementare la prevenzione delle malattie aumentando al massimo la sensibilità degli strumenti e, allo stesso tempo, riducendone al minimo l’invasività».

Fonte: Il Sole 24 ore

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