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Definito il male del XXI secolo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo stress è una condizione di cui, anche in Italia, soffrono molte persone.

Se si è cronicamente sotto forte stress lavorativo, anche le malattie più comuni possono essere in agguato: dal semplice raffreddamento, al prendersi ripetutamente influenze, dalla tosse che non scompare mai all’avere sempre mal di stomaco. E che dire del mal di testa, delle palpitazioni, degli indolenzimenti muscolari quasi costanti (soprattutto al collo e alla schiena), del senso di oppressione al petto, della stanchezza continua…
Tutti questi sintomi sono alcuni dei sorprendenti modi usati dal nostro corpo per manifestare uno stato ansioso.

Infatti stress emotivo, ansia e preoccupazioni possano drasticamente aumentare la tensione dei muscoli, conducendo nel tempo a rigidità e dolori diffusi, sopratutto a livello di collo e spalle.

Nel tempo, questi problemi possono cronicizzarsi e diventare molto fastidiosi, a volte anche invalidanti.

Il dolore nasce dal cervello

Anche se non ci sono abbastanza evidenze per confermare o disconfermare queste ipotesi, è indubbio che i fattori psicologici influiscano in maniera significativa sulla sintomatologia dolorosa. È noto, infatti, come un continuo stato di allarme, di ansia e di tensione ma anche un senso di insoddisfazione cronica, possano influenzare il sistema nervoso simpatico e i relativi neurotrasmettitori.

La Fibromialgia

Una delle possibili conseguenze dello stress potrebbe essere la Fibromialgia.
La Fibromialgia è una malattia reumatica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso e da altri sintomi a carico di numerosi organi e apparati.

I sintomi

Percezione di dolore muscolare molto intenso anche rispetto a stimoli dolorosi lievi (es. vestiti aderenti) che, a seconda dei casi, può essere localizzato o diffuso in tutto il corpo.
Rigidità generalizzata oppure localizzata al dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, oppure dopo essere stati fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi) per molto tempo.
Stanchezza e affaticamento anche per minimi sforzi con ridotta resistenza alla fatica. Una specie di stanchezza che ricorda quella normalmente riferita in corso di influenza o in casi di mancanza di sonno.
Disturbi del sonno: i muscoli, in continua tensione, non permettono di riposare in maniera adeguata; si manifestano frequenti risvegli notturni, la fase profonda del sonno è disturbata e il sonno non è ristoratore, per cui il paziente al risveglio si sente affaticato come se non avesse dormito affatto.
Mal di testa, emicrania, vertigini, extrasistole, crampi, parestesie, formicolio o intorpidimento di mani, piedi, braccia o gambe, disturbi d’ansia e depressivi, difficoltà di concentrazione, di memoria, di ricordare parole o nomi sono le altre manifestazioni sintomatologiche più spesso associate alla fibromialgia.

Diagnosi della Fibromialgia

Non ci sono esami clinici di laboratorio che dimostrino la presenza della Fibromialgia, pertanto la diagnosi è essenzialmente clinica e viene fatta dallo specialista con semplici manovre di digitopressione.

La tensione muscolare si manifesta in alcuni punti precisi del corpo, che sono detti “tender points” o “punti sensibili” e sono una caratteristica specifica della Fibromialgia. Quindi, per fare diagnosi, occorre che risultino dolenti alla pressione delle dita del medico almeno 11 dei 18 “punti sensibili”, oltre al fatto che il paziente deve riferire dolori diffusi da almeno tre mesi, rigidità muscolare soprattutto mattutina, stanchezza cronica, crampi, parestesie.

Un disturbo psicologico

Anche in relazione al fatto che tutti gli esami clinici mostravano esiti negativi, negli anni ’40 la Fibromialgia venne considerata un disturbo di origine unicamente psicologica e inquadrato allo stesso livello di una somatizzazione. L’ipotesi psicologica ha avuto una forte credibilità e, ancora oggi, nonostante i recenti dati di ricerca, continua ad avere la sua influenza.
Gli esami effettuati con i sistemi di neuro-imaging mostrano una iperattività del sistema nervoso simpatico. Il malfunzionamento di quest’ area cerebrale porta ad una errata interpretazione degli stimoli dolorosi.

Inoltre, sono state dimostrate alterazioni di numerosi neurotrasmettitori tra cui la serotonina, la noradrenalina e la dopamina coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno.

La cura della Fibromialgia

Attualmente, il trattamento più diffuso per la cura della Fibromialgia è quello farmacologico con antidepressivi, antiepilettici e alcuni antiparkinsoniani.

Alla terapia farmacologica sempre più spesso vengono associati programmi specifici di allenamento fisico, tecniche di rilassamento, programmi di assertività, gestione dell’ansia e di consapevolezza emotiva, oltre ai programmi educativi per aiutare il paziente a comprendere la malattia e imparare a conviverci.

È utile inoltre consultare un terapista della riabilitazione che aiuti a stabilire uno specifico programma di esercizi per migliorare la postura, la flessibilità e la forma fisica

Fonte: Dott.ssa Elisa Grechi

I contenuti di questo articolo sono pubblicati solo a scopo informativo, pertanto non sostituiscono il parere del medico.

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