mezzi-di-contrasto-Igea-S.-Antimo

Lo sviluppo del mezzo di contrasto (MdC) è iniziato poco tempo dopo la scoperta dei raggi X, non appena ci si rese conto che la maggior parte delle strutture del corpo umano risultano invisibili e pertanto non documentabili a causa della scarsa radiopacità. Ma l’analoga necessità si è ripresentata con l’introduzione di altre metodiche diagnostiche, quali l’Ultrasonografia e la Risonanza Magnetica.

Cos’è la radiopacità

La radiopacità è la caratteristica di una sostanza di non essere attraversata dai raggi X. Infatti, i raggi X hanno la capacità di penetrare attraverso i tessuti biologici opachi alle radiazioni luminose, risultandone solo parzialmente assorbiti. Quindi, per radiopacità si intende la capacità di assorbire fotoni X e per radiotrasparenza si intende la capacità di lasciarli passare.

Solo le ossa

Per questo motivo una radiografia evidenzia solo le ossa e non le altre parti del corpo, se non in minima parte. Questo è per esempio il caso dello stomaco, del fegato, dei reni e di molti altri organi addominali, che forniscono solo una tenue immagine sulle radiografie standard, poco o per nulla valida ai fini diagnostici.

I raggi X hanno un potere di penetrazione molto elevato: solo spessori dell’ordine di centimetri di piombo o di decimetri di calcestruzzo possono fermarli, per questo il piombo è usato normalmente per proteggersi dai raggi X.

A cosa servono i mezzi di contrasto

L’impiego dei mezzi di contrasto si è reso necessario per poter evidenziare anatomicamente l’apparato da studiare e la sua funzione. Molto presto l’attenzione si pose su due elementi che rispondevano bene alla necessità del contrasto ai raggi X: il bario nella forma di solfato e lo iodio. Da questi hanno origine tutte le sostanze attualmente utilizzate come mezzo di contrasto.

Organi trasparenti

Somministrando queste particolari sostanze, diventano visibili gli organi che le contengono, o per riempimento diretto (visceri gastro-intestinali, vene e arterie, ecc.) o per eliminazione selettiva (reni e vie urinarie, vie biliari): il transito dei mezzi di contrasto attraverso i tessuti o la loro permanenza in alcune strutture altamente vascolarizzate ne determina l’opacizzazione.

La somministrazione sfrutta infatti la funzione specifica dell’apparato stesso, così che la presenza, la concentrazione e la scomparsa dello stesso mezzo di contrasto finisce per dare informazioni sul fenomeno funzionale (ad esempio la vascolarizzazione di un organo o l’escrezione del mezzo). Gli organi così evidenziati assumono aspetti caratteristici, che in molti casi sono di grande aiuto a raggiungere una diagnosi precoce di malattie anche gravi.

L’effetto contrastografico, di qualunque tipo, ha durata transitoria e l’esame radiografico va eseguito, a seconda dei casi, subito o poco dopo l’assunzione del mezzo di contrasto.

Più potenzialità diagnostica

Particolarmente con le nuove tecniche d’immagine, sia mediante radiazioni X che segnali di campi magnetici che ultrasuoni, il principio del mezzo di contrasto ha notevolmente esaltato la potenzialità diagnostica e la qualità delle indagini, sia per le informazioni anatomiche che per quelle funzionali.

Fonte: sirm.org  Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica

I contenuti di questo articolo sono pubblicati solo a scopo informativo, pertanto non sostituiscono il parere del medico.

2019 © Copyright - Gestione Centro di Diagnostica Radiologia ed Ecografica srl - P.Iva 01330151216 - C.F. 04386980637 - REA 359055 - Cap.Soc. €224.000,00